Daily Archives: 11/04/2016

DIMISSIONI TELEMATICHE DEI LAVORATORI

Titolo del decreto legislativo 151/2015  ” semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese”.

Procedura operativa per i dipendenti che vogliono dimettersi:

  1. registrarsi presso il sito cliclavoro.gov.it ed avere una user ed una password di accesso;
  2. registrarsi al sito dell’lnps ed avere il PIN personale. Tale operazione può richiede qualche giorno di tempo.
  3. compilare un modello telematico con i propri dati, i dati del datore di lavoro (tra i quali il codice fiscale) ed i dati del rapporto di lavoro;
  4. inviare il tutto al sistema informatico SMV, il quale fornisce il codice alfanumerico attestante il giorno e l’ora in cui il modulo è stato trasmesso dal lavoratore.

    Quindi in nome della citata semplificazione per la presentazione delle dimissioni ed inviarle in maniera autonoma per il lavoratore sono previste 2 registrazioni internet ( ClicLavoro e portale Inps) e la compilazione di un modello telematico.

    In  alternativa, e qui viene il bello, il lavoratore potrà andare presso uno dei soggetti abilitati, che effettuerà la procedura a suo nome:

    Tali soggetti abilitati sono:

  1. I patronati;
  2. Le organizzazioni sindacali,
  3. Gli Enti bilaterali,
  4. Le Commissioni di certificazione (di cui art. 76 del D.L.vo n. 276/2003).

    Tra i quattro soggetti quelli più gettonati sono i patronati e le organizzazioni sindacali ed è curioso farli apparire che soggetti autonomi a meno che non si voglia asserire che la natica sinistra sia entità a se stante con la natica destra.

    A parte la disquisizione vediamo cosa succede nella pratica, dando per scontato che il 90% dei lavoratori , al solo pensiero delle due registrazioni presso i due portali (click lavoro e inps) per ottenere le credenziali utili per l ‘adempimento richiesto va in paranoia, la cosa più naturale che pensa è quella di recarsi appunto da un sindacato o da un patronato( perché si ricorda che da questi qualche volta ci è andato per i motivi più svariati quali la pensione della nonna, la busta paga che non gli torna e via dicendo).

    A questo punto il  signor patronato o il signor sindacato ( ricordo che sono cugini carnali spesso incestuosi) dice al dipendente: nessun problema dimmi quello che devo fare ed io lo faccio; il dipendente è tranquillo perché ha risolto una grana, che ha per oggetto una decisione spesso sofferta, e qui arrivano le prime domande (ma non sa ancora della sorpresa finale):

    ma sei sicuro che ti vuoi dimettere ?

    lo sai che in giro il lavoro non trova?

    ma non era meglio che ti facevi licenziare?

    E via dicendo.

    Quando il lavoratore obietta con qualche riflessione tipo “sono io che ho deciso di andarmene; il datore di lavoro non avrebbe motivo per mandarmi via ecc. ecc ; e poi se magari lo fa gli creo qualche problema su eventuali nuove assunzioni bla, bla, bla.

    E qui comincia la sQuola con queste possibili risposte….

    Si ma se ti dimetti e poi se non trovi lavoro sappi che la naspi, aspi, pippi, sissi, spaspi (accidenti non mi ricordo mai come si chiama attualmente la buona vecchia disoccupazione impreca il soggetto) te la pagano ridotta;

    e ancora

    per farti licenziare è semplice : porta all’ esasperazione il datore di lavoro e vedrai che perdendo la pazienza procederà lui al licenziamento(forse perché infastidito dal tuo dietrofront)  e magari lo facesse perché male che vada lo andremo a contestare e qualcosa a casa la riportiamo sempre.

    Il lavoratore che è onesto però ribatte: no, no ho deciso che me ne vado e cosi sarà!

    No problem gli viene ribattuto 2 minuti e tutto è fatto.

    Fatto adempimento il  signor patronato o il signor sindacato laconicamente dice al lavoratore:

    bene ho fatto ciò che mi hai chiesto sono 80 euro (media nazionale ponderata).

    Povero lavoratore

    E pensare che questa legge è stata fatta per tutelarlo e semplificargli la vita.

    Ma a tutto c’è un rimedio quindi ecco la risposta del ministero: la Postazione in azienda!!

    la possibilità che il datore di lavoro metta a disposizione dei lavoratori una postazione PC presso i locali aziendali dedicata ai lavoratori che vogliano rassegnare le dimissioni e siano sprovvisti di collegamenti telematici privati e personali. Per il Ministero, infatti, non assume rilevanza il luogo bensì il possesso del PIN INPS che è personale e non cedibile (ovviamente salvo minaccia fisica del datore di lavoro….)

    Quindi per farla breve ora se il datore di lavoro vuol far dimettere il lavoratore gli basterà fargli prendere le credenziali o magari prenderle lui stesso per suo conto e tutto torna come prima al pari delle fatidiche vecchie dimissioni in bianco

    Signor primo ministro, signori ministri e minestrine ma è mai possibile che il buon senso non è mai ospite delle vostre menti ??

    E’ bene ricordare che per dimettersi non si potrà utilizzare altra forma  che quella sopra descritta.